mercatiny/10
e in allegato un omaggio esclusivo: il sacro graal
mercatiny è grandi dischi e prezzi (di solito) piccolissimi. una collezione di musica italiana per il mercato tedesco e internazionale, nata da una passione poco moderata per i negozi di dischi e i mercatini delle pulci di amburgo e non solo. stop.
mercatiny/10
018: amburgo è una città a cui voglio un bene matto e tutto quanto, ma ha un grandissimo difetto. e no, non sto parlando del clima (va bene, due difetti). a voler essere onesti non è neanche un difetto in senso stretto. diciamo più un enorme fastidio di carattere burocratico-logistico. amburgo, inspiegabilmente, non ha un consolato italiano.
in verità ne ha uno piccolo, onorario, ma metti caso, che ne so, che sei italiano, vivi ad amburgo e devi rinnovare la carta d’identità, non c’è scampo: ti tocca andare ad hannover. una cosa a cui uno non dà manco tutto questo peso, fino al momento in cui ci si rende conto di essere italiani, vivere ad amburgo e dover rinnovare la carta d’identità.
sono sul treno da amburgo a hannover.
ascolto il nuovo disco degli entidad animada e niente: quest’anno la umor rex non sbaglia un colpo. poi passo allo stilosissimo ep di samara cyn (qui un link obbligatorio al sempre magico programma settimanale di giorgio valletta che me l’ha fatto scoprire) e mi ricordo all’improvviso di un dettaglio che potrebbe svoltarmi la giornata: la cartella download del mio telefono è lo scrigno del sacro graal.
agli occhi di un profano il sacro graal potrebbe apparire come un banalissimo pdf di 13 pagine con un elenco spartano di nomi, indirizzi e città della repubblica federale tedesca (e qualcosa anche per l’austria e la svizzera). agli occhi di un frequentatore seriale di negozi di dischi, un pdf caricato su google da tale uwe mehlhaff nel giugno del 2017, trovato per puro caso non so neanche bene come, non è solo una lista dettagliata di record shop sparsi per la germania e dintorni: è il sacro graal.
apro il sacro graal, cerco hannover e il sacro graal mi consiglia tre negozi. il primo, 25 music, è a una quindicina di minuti a piedi dalla stazione centrale. è fatta.
una cosa che ho imparato dei negozi di dischi e mercatini in germania è che hanno sempre, sempre, sempre almeno un album in italiano. 25 music conferma la regola: ha una sezione abbastanza deludente di 45 giri, dove la roba più emozionante è un singolo dei ricchi e poveri sul cui inner sleeve qualcuno ha scritto a pennarello “ricci e poveri”, senza la acca. di una sezione con gli lp italiani nemmeno l’ombra.
dopo una seconda ispezione infruttuosa faccio quasi per andare via, quando la sezione dei 33 giri finalmente si rivela: era in un angolo un po’ nascosto del negozio, come spesso accade accanto agli album spagnoli.
mentre un memo del telefono mi ricorda il motivo reale del mio viaggio ad hannover, i 33 giri italiani mi scorrono davanti a velocità raddoppiata: drupi, milva, ramazzotti, drupi, drupi, drupi, alice, una raccolta di battisti un po’ scrausa, “anima latina” per il mercato tedesco, celent…“anima latina” per il mercato tedesco.
(pausa)
stampato ad amburgo.
(pausa)
“anima latina” che in copertina invece della foto di cesare montalbetti con i bambini - i figli degli amici di battisti che danzano gioiosi intorno a dina castigliego - ha uno scatto leggermente surreale del silenziosissimo prato del mulino di anzano del parco, preso dalla busta interna della versione italiana. quasi a voler dire che sì, va bene l’anima latina, ma è pur sempre un album per il mercato tedesco.
sul disco, questi di 25 music ci hanno messo anche un piccolo adesivo con su scritto rarität, immagino per giustificare il prezzo, come se non bastasse già una copertina alternativa a convicere un fesso collezionista a comprare un album che ha già.
mi avvicino alla cassa con il bottino, ancora mezzo inebetito per il ritrovamento. la commessa guarda prima il cespuglio dei miei capelli, poi l’adesivo col prezzo in bella vista sul cespuglio della sobrissima copertina di quest’anima teutonica-latina e con un sorriso vagamente compiaciuto mi fa: “ricci e poveri”.
“eh?” dico io, svegliandomi bruscamente dallo stato di torpore.
“ho detto: vuoi una busta?” mi ripete lei serafica.
esco dal negozio di dischi e c’è una luce stupenda.
mentre sono in fila, ad hannover, per rinnovare la carta d’identità, penso che amburgo è una città a cui voglio un bene matto e tutto quanto. ha, tra i tanti, un grandissimo pregio: non ha un consolato italiano. stop.
telegrammy è grandi dischi e testi piccolissimi. musica e parole selezionate con cura. telegrammy non è sui social. se sei qui è grazie (ai tuoi gusti musicali pazzeschi e) al passaparola. per inviare i telegrammy a chi vuoi bene inoltra questa mail o manda questo link. se ti piacciono le recensioni piccolissime ma l’italiano non ti basta, qui ne trovi alcune in inglese per diy magazine. stop.




omaggio preziosissimo: non appena avrò soldi, saprò dove spenderli. mi ero procurato un documento simile per il giappone, ma compilato da un giornalista americano in uno sprawling pdf di 113 pagine in stile pucci, mica questa sintesi superba e funzionale alla telegrammy. (un battisti hauntologico pagan folk con quella foto traghettata sul davanti)
Bellissimo pezzo e gran disco